Novità bibliografiche

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Vindex
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Nuova biografia di Flavio Ezio

Messaggio da Vindex » 27/09/2018, 2:03

Da pochi giorni è in libreria "Ezio" (Salerno Editrice, pagg. 226, € 18), monografia dedicata da Giorgio Ravegnani al magister militum che fermò l'invasione unna ai Campi Catalaunici nel 451 d.C.
Ravegnani è professore ordinario di storia medievale all'Università Ca' Foscari di Venezia e ha al suo attivo varie opere sulla storia bizantina.
A un primo sguardo, il libro ripercorre la vita del protagonista seguendo lo schema convenzionale dell'opera biografica, secondo uno sviluppo cronologico lineare (per dare l'idea di un modello non convenzionale pensiamo al monumento innalzato a Costantino da Alessandro Barbero con il suo "Costantino il vincitore", sempre per i tipi di Salerno).
La narrazione si articola in sei capitoli: il primo "I barbari alle porte" propone un quadro storico di sintesi, sempre utile in una biografia, che muove dall'ascesa al trono di Diocleziano. Seguono "L'ascesa al potere", "L'agonia dell'impero", "Ezio al potere", "Il trionfo e la morte" (quasi un ammiccamento dannunziano), chiude "L'eredità di Ezio".
Corredano l'opera un apparato di note agile e essenziale, una cronologia dal 364 al 487, un glossario dei termini latini e una snella biografia ripartita tradizionalmente tra fonti antiche e moderne.
Leggendo la breve premessa, mi sono soffermato su un passo in cui l'autore pone in chiave problematica ("Riesce a tutt'oggi difficile comprendere") il tema della dissoluzione, nel volgere di una sola generazione, dell'esercito imperiale d'occidente, presentato come ancora vitale nel primo ventennio del V secolo e trasformatosi poi armata nazionale ... a un reclutamento quasi esclusivamente rivolto alle tribù barbariche che presero il posto delle legioni". Questione affascinante e controversa, alla quale sono state date molte risposte più o meno convincenti, ma che ci porterebbe fuori argomento.
A mo' di sottotitolo, in copertina troviamo l'appellativo "L'ultimo dei romani", che Ezio contende a pieno titolo a Stilicone, al suo contemporaneo e rivale Bonifacio ("L'ultimo romano" è il titolo di una biografia dedicatagli da Jeroen W.P. Wijnendaele pubblicata nel 2017 da 21 Editore), a Maioriano e - questo ce lo metto di mio - ultimo in ordine di tempo a Giulio Nepote, che anche dopo il fatidico 476 d.C. continuò a fregiarsi del titolo di Augusto con il beneplacito dell'imperatore d'Oriente e a vedersi coniato sulle emissioni delle zecche occidentali.
Bene, non rimane che leggere l'"Ezio" di Ravegnani, anche se potrei dare la precedenza a quello di Ian Hughes "Ezio la nemesi di Attila" edito da LEG edizioni nel 2017 (pagg. 407, € 24), frutto della mia tendenza all'acquisto compulsivo quando si tratta di tarda antichità.
Ma ne parliamo un'altra volta (del libro, non delle mie inclinazioni).

Valete
"Per alcuni versi, si tratta di un mondo come il nostro, con i suoi rapidi cambiamenti ed il senso di trovarsi fuori posto che ad essi si accompagna."
(A. Cameron - Il tardo impero romano)

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Caecilius Optatus
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Re: Novità bibliografiche

Messaggio da Caecilius Optatus » 05/10/2018, 18:07

Se è vero che - come censito da Majorian in una Sezione a parte - i nostri siti archeologici non finiscono di regalare emozioni e scoperte nuove, anche la storiografia romana si arricchisce mese per mese di nuovi saggi, o testi.
Da ultimo Le Monnier-Università ha dato alle stampe "Caligola. Una breve vita nella competizione politica", di Roberto Cristofoli (docente di Storia romana all'Università di Perugia), costo Euro 16,00, ancora più gradito perché è uno dei primi saggi nostrani sulla figura storica del terzo imperatore romano.
Di tutti gli imperatori "folli e perversi" il povero Caligola è forse quello che più di tutti ha patito la denigrazione sistematica da parte della storiografia antica, cui spesso si è appiattita quella moderna e contemporanea, attribuendo credito alla prima quanto a crisi di comportamento, psicolabilità, vera e propria pazzia.
Da qui il disprezzo per il personaggio, già visibile dal nome che gli è stato affibbiato, Caligola, che se per i legionari di Germanico presso i quali il figlio piccolo stazionava vestendosi come loro, era un diminutivo affettuoso per una vera e propria "mascotte" (il piccolo calzava delle piccole caligae che il calzolaio militare aveva fabbricato apposta per lui), per tutti gli altri è divenuto sinonimo di sadismo, perversione sessuale e crudeltà.
L'Autore compie, parole sue, un'operazione di revisionismo per dimostrare come la denigrazione della storiografia antica, ideologicamente ispirata al, ed influenzata dal, Senato, con tutte le implicazioni politiche che ne derivano, sia dovuta ad un'avversione prettamente politica della figura del giovane figlio di Germanico, in particolare della sua concezione del Princeps quale sovrano assoluto, e derivi in sostanza dalla furibonda e feroce lotta politica che le famiglie patrizie più antiche e prestigiose hanno continuato a praticare avverso la casata c.d. giulio-claudia.
Che la stessa figura di Germanico fosse osteggiata da parte dell'aristocrazia senatoria è evidente se solo si esamina la costante opera di ostracismo praticata dal Legatus di Siria, Cornelio Pisone, all'attività di Germanico quando questi agiva in oriente nel 16-19 d. C. quale plenipotenziario imperiale per sedare un conflitto diplomatico con i Parti, giunta assai probabilmente a farlo avvelenare.
In realtà la figura di Caligola incarna una prematura visione "cesarista" della figura del Princeps, che la sagacia di Augusto aveva voluto raffigurare come un magistrato repubblicano "primus inter pares", superiore agli altri solo per auctoritas, laddove poco alla volta tale confine obiettivo tende a deviare pericolosamente verso un autocrate per diritto di sangue, in quanto discendente di importanti esponenti della casata di Augusto (e Germanico, come nel caso, appunto, il figlio).
E' una delle tante dicotomie della storia imperiale romana, nella quale la feroce diatriba politica viene combattuta a suon di congiure, assassini e suicidi, ovvero affogata nel sangue di quelle famiglie aristocratiche che mal sopportavano la tendenza autocratica del giovane Princeps ed anzi si ponevano in aperta antitesi a quest'ultimo, candidandosi quali suoi validi sostituti.
Questo spiega l'ininterrotta serie di congiure senatorie, sedate nel sangue dal principe Caligola, le cui azioni vengono a posteriori dipinte come dettate da follia pura se non psicolabilità, ma che invece, come mette in chiaro l'Autore, erano dettate da necessità politica, pura e semplice necessità di sopravvivere.
Caligola si pone lentamente ed inesorabilmente in conflitto con l'aristocrazia senatoria di stampo tradizionale e più devia dai binari per perseguire una propria strategia, più acuisce il distacco con le gentes più antiche e per tale ragione meno inclini ad accettare il fatto che egli dominasse l'Urbe e l'Impero solo perchè successore di uno dei più affascinanti comandanti della Storia romana (l'Autore propone un paragone a mio avviso azzeccato tra la fortissima popolarità tra la casa di Germanico e la famiglia dei Kennedy, per identiche spinte di novità, gioventù, apertura c.d. "populista").
Quando poi le congiure contro il Principe hanno toccato i suoi familiari più stretti (le sorelle) ed hanno contagiato, acquisendone il consenso, la fedeltà ideologica della Guardia Pretoriana al modello augusteo dell'Imperator in formato repubblicano, allora per il giovane Princeps la vita si è spenta pugnalato a morte da Tribuni pretoriani, morendo senza lasciare un erede maschio.
Una serie di riflessioni da leggere con attenzione quelle di questo saggio, che aiuta a ristabilire una verità storica per una figura divenuta suo malgrado negativa la quale, a differenza di altri "tiranni" (Nerone in primis), non era stata, almeno dagli storici italiani, pienamente riabilitata.
E questo il giovane Gaio Cesare Germanico se lo meritava.

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Re: Novità bibliografiche

Messaggio da Caecilius Optatus » 13/04/2019, 12:31

Tra le diverse novità apparse di recente in libreria, segnalo : Kyle Harper, Il destino di Roma, Einaudi Editore (costo Euro 34), che analizza le variazioni climatiche e le influenza delle epidemie (e dei virus) nell'evoluzione dell'impero romano, partendo dal I secolo a. C. per arrivare al VII d. C..
L'autore è docente di lettere classiche all'Università dell'Oklahoma.
Un argomento alquanto interessante quando è analizzato in maniera scientifica.
Valete

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