Caracalla: visionario, guerriero, crudele ...

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Vindex
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Caracalla: visionario, guerriero, crudele ...

Messaggio da Vindex » 08/12/2019, 13:33

Le biografie dedicate da Salerno Editrice alle grandi figure di Roma antica si arricchiscono con questo "Caracalla", di Alessandro Galimberti (docente di Storia Romana presso l'Università Cattolica di Brescia (pagg. 252, € 19), da un paio di giorni in libreria.

Saggio relativamente breve, 158 pagine di testo suddivise in 14 capitoli, con ponderoso apparato di note - se rapportato alla trattazione - di 56 pagine in chiusura; corredano l'opera una cronologia essenziale e un'adeguata bibliografia.

A una prima velocissima rassegna, questa biografia mi è sembrata completa nel restituire l'importanza che ha avuto questo imperatore - figura controversa, neanche a dirlo - assassinato dopo solo 6 anni di regno da unico sovrano (212-217 d.C.), quando ancora non aveva compiuto i 30 anni. Specifici capitoli sono dedicati alla Constitutio Antoniniana (il cosiddetto Editto di Caracalla), alla costruzione del grandioso complesso termale i cui resti sono giunti sino a noi, e alle campagne militari sul fronte occidentale e orientale (Alamanni e Parti), e questo non sorprende. Particolare attenzione viene dedicata alla politica fiscale di Caracalla, ai suoi rapporti con l'esercito, alla sfera religiosa e alla relazione ideale con la mitica figura di Alessandro il Grande.

Esecrato dalla storiografia di matrice senatoria (Cassio Dione) come tiranno avido, crudele e fratricida per avere fatto assassinare il fratello Geta dopo pochi mesi di coreggenza, uomo d'azione ma offuscato nelle sue imprese militari dalla schiacciante eredità del padre Settimio Severo, Caracalla fu un giurista capace e un amministratore accorto, popolare tra i soldati e tra i comuni cittadini.

Sì, cittadini, non dimentichiamolo, perché si deve a lui nel 212 l'estensione della cittadinanza romana a (quasi) tutti i cittadini di condizione libera dell'Impero, con la sua Constitutio o Editto, che dir si voglia. E allora, ci avverte Galimberti, "... il giudizio su di lui non può che essere positivo", nell'avere suggellato anche giuridicamente l'ideale cosmopolita di Roma, che diventava così la communis patria per tutti coloro che abitavano dentro i confini imperiali.

Ultima notazione, la copertina: niente di originale, è un ritratto in marmo di Caracalla (alla nascita Giulio Bassiano, nome mutato poi in Marco Aurelio Antonino: Caracalla è un soprannome dovuto all'abitudine di indossare un certo capo d'abbigliamento, e forse dire Caracallo sarebbe allora più appropriato). Immagine sempre suggestiva, però, con quello sguardo tra l'assorto e il corrucciato, che sembra presagire le tempeste che di lì a un ventennio circa avrebbero travagliato l'Impero per quasi cinquant'anni.

Valete
"Per alcuni versi, si tratta di un mondo come il nostro, con i suoi rapidi cambiamenti ed il senso di trovarsi fuori posto che ad essi si accompagna."
(A. Cameron - Il tardo impero romano)

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Caecilius Optatus
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Re: Caracalla: visionario, guerriero, crudele ...

Messaggio da Caecilius Optatus » 09/12/2019, 11:23

Una gran bella notizia, Vindex, quella, finalmente !, di una biografia in italiano di un vero Severo, discendente diretto e legittimo di Settimio Severo.
Da anni, e dico sul serio, mi aggiro tra gli scaffali delle sezioni di storia delle librerie, attendendo di trovare una biografia del continuatore delle nuova linea politica severiana, ma ad oggi le mie attese erano frustrate.
In effetti, per una non facilmente spiegabile ragione, le biografie dell'imperatore M. Aurelio Antonino - nato Lucio Settimio, non Giulio, Bassiano, primogenito di Settimio Severo e Julia Domna- sono rarissime : forse una o due in tedesco, risalenti negli anni, una recente, del 2017, in inglese, di I. Syvanne, <<Caracalla. A military biography>>, citata dal Galimberti nella bibliografia.
In verità le nozioni sul figlio di Settimio Severo si frammentano in moltissimi saggi, articoli, interventi, dedicati ora alla Constitutio Antoniniana, ora al rapporto con il fratello Publio Settimio Geta, ora con il Senato, e così di seguito, dando vita ad una serie di numerosi trattati specifici che non si erano mai unificati in una biografia.
Il fatto che quest'ultima, come tu evidenzi, sia corta (156 pagine son poche, in effetti) per narrare la personalità di questo grande Imperatore, è la riprova della difficoltà degli storici contemporanei ad avvicinarsi in maniera organica all'Augusto ed a coglierne in maniera unitaria la visione politica.
Sarà forse per la difficoltà di dargli un nome - nasce come Lucio Settimio Bassiano; diviene per l'autoadozione del padre Marco Aurelio Antonino (e così è indicato in tutte le titolature epigrafiche e monetarie); conosciuto vulgo con il soprannome, latinisticamente errato, di "Caracalla", dato che la Historia Augusta lo chiama Caracallus - , forse per l'incapacità di discernere una linea politica propria rispetto a quella del padre; sarà probabilmente per la pessima reputazione che gli storici antichi gli hanno affibbiato, completamente a torto a dire il vero, resta comunque il fatto che è evento lieto quello di celebrare una biografia in italiano, anche se - temo - la sua divulgazione estera sarà ridotta ove non venga tradotta in inglese.
Il Nostro non solo ha proseguito in maniera degna e coerente la linea politica, giuridica, militare del padre, ma è forse il primo a delineare in maniera netta la figura "monarchica" dell'Augusto, ponendo fine per sempre alla fictio del primus inter pares che si era venuta stabilizzando da Augusto in poi.
E forse per questo è stato esecrato non solo dai contemporanei filo-senatori (Dione Cassio è l'emblema del disprezzo ingiusto dal quale il Nostro è ricoperto), ma anche dagli storici attuali, i quali non gli perdonano di avere squarciato il velo dell'ipocrisia, cancellando, con quel suo modo rude, ogni ricordo di un Principe illuminato, aristocratico, benevolo quale era, ad esempio il suo finto nonno adottivo Marco Aurelio.
Eppure il fascino che emana questo personaggio è notevole, perché egli affronta senza timori tutte le problematiche che costituiranno nel corso del III secolo i punti focali delle crisi che mineranno - ma non raderanno al suolo - le fondamenta dell'impero : la confederazione degli Alamanni sul Reno, nuovo e pericolosissimo nemico sul limes Rheticus; i Parthi ad Oriente, che egli si propone di assorbire in maniera finale mediante un matrimonio con la figlia di Artabano per creare veramente quell'Impero universale che i giuristi severiani avevano teorizzato; la crisi economica e monetaria, che cerca di risolvere mediante l'aumento (nominale) del denarius di argento introducendo il c.d. antoniniano; da ultimo i conflitti interni con il co-Augusto e fratello Geta, coreggente dal 209 d. C., per effetto dei quali si era - per la prima volta - ipotizzato una suddivisione geografica dell'Impero in parte occidentale ed orientale, forse prematura ma di certo inevitabile.
Il fatto che il Nostro non sia in effetti riuscito a risolvere in maniera brillante tutti questi enormi problemi, taluni dei quali in realtà sono rimasti irrisolti, non deve condurre a giudicare, come fanno taluni, fallimentare il suo regno, quanto a prendere atto che le problematiche erano così elevate e pesanti che solo un Augusto, un Adriano o forse un Costantino, le avrebbero potute definire.
Aurelio Antonino era solo un buon sovrano, un buon militare ed un buon politico, non un genio.
Ma non gliene possiamo fare una colpa, dico bene ? ;)
Un caro saluto.

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